Carmen Vecchione: “ Vengo dal mondo della Cucina. I miei dolci, sono forme d’arte gastronomiche.”
Donna, imprenditrice, vera artista dell’arte dolciaria, Carmen Vecchione si racconta a tutto tondo dalla laurea agli inizi in cucina nella brigata di chef Lino Scarallo dello storico ristorante gourmet La Maschera ad Avellino. Una vita tra dolce e salato, segnata dall’amore per la lievitazione ed il cioccolato di cui Carmen è assoluta maestra.
1) Il tuo percorso dalle origini ad oggi. Quando è nata la passione per l’arte dolciaria
La pasticceria è arrivata in un secondo momento, perché la mia passione è sempre stata la cucina. Vengo da una famiglia che aveva un’azienda agricola, quella dei miei nonni. Prima si chiamavano “contadini”, adesso si chiamano aziende agricole e si coltivava tutto ciò che serviva per la sopravvivenza. La cucina ha sempre avuto un ruolo centrale nell’educazione familiare; dopo il mio percorso in economia sono atterrata nel mondo dolciario che più rappresenta il mio carattere fatto di estrema precisione e maniacalità.
2) Le tue composizioni rappresentano piccole forme d’arte gastronomiche. Dove trovi le ispirazioni?
Leggo molto, osservo prendendo riferimento spesso dalla natura: la frutta, la verdura, la stagionalità sono la mia grande passione, oltre ovviamente al lievito e al cioccolato. Ho trovato per esempio una tipologia di fragola che mi piace tanto, ne studio un dolce da costruirci intorno rendendola protagonista, con un occhio attento all’estetica. Però se “il contenitore” è vuoto non sono comunque soddisfatta, deve essere qualcosa di bello, ma altrettanto buono.

3) Lontana dal lavoro quali sono le tue passioni e anche lì l’arte ha un ruolo importante?
Le mie più grandi passioni sono viaggiare, conoscere altre civiltà, scoprire un po’ tutto dalla cucina all’arte di un paese. quando conosco un luogo nuovo porto poi qualcosa con me, non a caso ci sono tanti dolci che sono nati dai miei viaggi. Amo lo sport in ogni singola sfaccettatura, anche se adesso non riesco a praticarlo. E la musica, il teatro, il cinema, le mostre d’arte tantissimo ed i musei, sempre nel poco tempo libero che mi resta.
4) Il dolce che hai considerato più difficile da realizzare per componente estetica
Non ho un dolce in particolare in mente, forse più la costruzione del dolce destinato a restare in vetrina più a lungo. Lavorando col cioccolato, con i lievitati e con la frutta, sono dolci che molto spesso hanno una vita breve, cerco di concentrarmi maggiormente sulle tecniche. Sono testarda dentro e se ho un obiettivo cerco di raggiungerlo sempre.
5) Nel mondo della pasticceria colori e forme possono unirsi al gusto? E i clienti cosa preferiscono?
La primavera è una esplosione di colori, l’autunno pure e così l’estate e l’inverno. Non amo assolutamente i colori artificiali, così come colorare il cioccolato, le torte ed altre preparazioni. Non seguo particolari forme geometriche, prediligo le forme rotonde perché non amo le cose spigolose in generale.
Il croissant cubico è una cosa che non mi appartiene così come il concetto di “sfera”. Non riesco a capire il motivo perché dobbiamo comprimere tutta la levitazione di una sfera o in un cubo. I dolci tradizionali, quelli classici dalla torta Sacher, alla Linzer, alla Diplomatica, e al nostro Babà ci saranno sempre in vetrina.
6) Dagli inizi ad oggi quanto è cambiato il tuo modo di lavorare? Le sfide per il futuro quali sono?
Il mio modo di lavorare è cambiato totalmente. Sono partita dalla brigata di un ristorante e ho aperto una pasticceria, tutti i passi che ho fatto con estrema organizzazione. Adesso io e mio fratello abbiamo aperto il nostro terzo laboratorio, è cambiato ancora una volta tutto, dal confronto con i miei colleghi, all’entrare anche in Ampi – Accademia Maestri Pasticceri Italiani.
Il confronto è la prima cosa, perché confrontandosi si cresce, c’è una maturità diversa di affrontare le cose. Quello che vedo nel futuro è avere sempre uno scopo e un sogno per il quale valga la pena continuare. Per me e per i miei dipendenti la qualità della vita deve essere sempre al primo posto; non a caso lavoriamo su turnazione tra mattina e pomeriggio, in modo che i ragazzi possono avere vari momenti della giornata liberi e ferie già programmate.
Siamo una grande famiglia gestita come un’azienda ovviamente, ma quando c’è un problema noi cerchiamo di risolverlo nel gruppo. Se si semina bene si raccoglie sempre. Il futuro è avere sempre di più un lavoro bello, un ambiente tranquillo, felice e gioioso e la possibilità di fare altro nella vita. Da docente anche pongo grande attenzione alle esigenze dei ragazzi e dei giovani, ci dobbiamo adeguare ai cambiamenti delle nuove generazioni.


