La pianista e cantante napoletana e il suo talento tra musica e storie di cucina.
Vitello delle Ande? Bovino di Gallura? Ma che cos’è questa robina qua? Uno dei più ironici frizzanti, sarcastici brani di Mina torna dal 20 marzo in una nuova sofisticata versione jazz, prima uscita in singolo del doppio album “Millevoci” di Emilia Zamuner, omaggio allo storico show del sabato sera “Milleluci” che vide protagoniste Mina e Raffaella Carrà.
Talentuosa pianista e cantante napoletana, premio Ella Fitzgerald a Washington, docente di canto jazz al Conservatorio di Salerno, direttore artistico di Pignatelli in Jazz e molto altro ancora, Emilia Zamuner ripropone brani storici con il suo Quartet composto da Ettore Carucci piano, Massimo Moriconi contrabbasso, Ellade Bandini batteria. Vale a dire, stessi musicisti stessa sezione ritmica che accompagnava Mina. E tanto basterebbe. Ma andiamo oltre.
Ma che bontà, ma che bontà… Spero che la “robina” di cui parla questa canzone gastronomica (se non la conoscete la scoprirete alla fine…) non condizioni il tuo rapporto con il cibo.
“Al contrario. Nel tempo ho maturato la convinzione che anche il cibo è una forma d’arte. Vengo da una famiglia di musicisti, mamma e papà pianisti, fratello violinista, cugino pianista jazz. Ma mio padre è un gran cuciniere e mio zio Franco Zamuner ha addirittura un locale. È chef e patron della “Tavola dei Cavalieri” a Formia. Anche suo figlio Alessandro è chef. Con loro ho capito il valore della convivialità. Dietro il lavoro della cucina c’è un percorso artistico. La stessa ricerca di odori, sapori, suoni e profumi che noi musicisti cerchiamo di offrire al pubblico”.

“Ma che bontà” è una parodia dei falsi gourmet, un po’ come i finti esperti di musica. Tu che attraversi con la tua voce eclettica tanti generi, ami scoprire anche i tanti volti del food?
“Sì, sono molto curiosa. Dei miei viaggi esotici, spesso di lavoro, non conservo memoria di un piatto particolare. Mi piacciono in genere quelli speziati, amo la tavola condivisa come si usa ad esempio in Marocco”.
Tra i piatti della nostra tradizione quale sceglieresti?
“Lo spaghetto al pomodoro, un classico di semplicità assoluta, la perfezione. Io ci aggiungo un po’ di peperoncino”.
Facciamo un gioco: associamo le varie cucine ai generi musicali, o i grandi interpreti a un piatto?
“Io amo molto tutti i crudi, di pesce e di carne. Se penso a una steak tartare, mi immagino a un tavolo del Blue Note mentre ascolto Miles Davis che suona nella sua fase Electric Band…”.
Anche lo spaghetto al pomodoro, allora, merita una base musicale…
“Senza dubbio Reginella cantata da Roberto Murolo”.
Possiamo mai dimenticarci della pizza?
“Certo che no. Io prendo sempre quella con salsiccia e friarielli. La trovo divina. Non amo i pizzaioli social, quelli a braccia conserte pieni di tatuaggi. Amo i locali piccoli, più discreti, che spesso fanno la pizza migliore senza comparire…”.
Abbiniamo la pizza a un cantante?
“Sal da Vinci. Bello e verace”.
Enzo Gragnaniello?
“Uno spaghetto a vongole. Che poi è uno dei piatti che so cucinare meglio”.
Massimo Ranieri?
“Ah, lui è uno scarpariello”.
Ci ho preso gusto. Gigi D’Alessio?
“Zito spezzato alla genovese. Uno di sostanza”.
Parliamo dei tuoi idoli musicali. Ella Fitzgerald, la musa a cui ti ispiri.
“Ella è un sorbetto al limone. Sembra una cosa da niente e invece è il genio puro. Fresca e versatile, frizzante e funambolica, sta bene su tutto”.
Manca Sarah Vaughan.
“Lei ha una voce cioccolatosa. E io amo follemente il cioccolato in tutte le sue declinazioni, dal soufflè al tortino”.
Ma tu sai cucinare?
“Io me la cavo, specie con la pasta fatta a mano, perché mi piace tenere le mani in pasta… Se voglio rilassarmi faccio il pane, le focacce, le pizze. Mi ha insegnato papà, lui è lo chef di casa io l’aiutante. E poi a casa nostra è tradizione. Dopo i concerti si torna a casa e si cena tutti insieme”.
La tua scoperta gastronomica più recente?
“La cucina pugliese, grazie al mio compagno Nicola Colafelice. Gli spaghetti all’assassina sono una bontà… Ehi, ma non quella della canzone di Mina”.



2 Comments
Peter Parker
It might be difficult to start all over especially after a personal drama
Henry Sanders
True, but we can find help among people who have dealt with these issues
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