Carlotta e Benedetta, classe 2001, trasformano sintonia e differenze in una cucina a quattro mani dove istinto, equilibrio e radici si fondono, dando nuova vita al ristorante tra tradizione e visione contemporanea.
C’è qualcosa di magnetico nel modo in cui Carlotta e Benedetta Bruni si muovono tra i fornelli di D’Amare: una coreografia silenziosa, quasi istintiva, dove gli sguardi valgono più delle parole e ogni gesto sembra già previsto dall’altra. Classe 2001, stessa energia e due caratteri che si rincorrono tra opposti e armonie, queste due chef gemelle stanno riscrivendo, con una leggerezza sorprendente, la storia di un ristorante in pieno rinnovamento.

Essere gemelle, nel loro caso, non è mai stato un limite, semmai una lente d’ingrandimento. “Essere gemelle è sempre stata la nostra forza, sentiamo la competizione solo con noi stesse e ci spalleggiamo sempre per dare di più”, raccontano. E infatti, più che una sfida, la loro è una staffetta continua: Carlotta presidia antipasti e primi, Benedetta si muove tra secondi e dolci. “L’equilibrio tra noi è naturale”, aggiungono, come se fosse la cosa più ovvia del mondo. E forse lo è davvero quando cresci condividendo tutto, persino i sogni.
Perché la cucina, prima ancora di essere una scelta, è stata un destino: non c’è stato un momento preciso, una folgorazione improvvisa, piuttosto un filo continuo iniziato dall’infanzia: “Fin da bambine nei campi, tra gli animali e in cucina con nonna. Lo abbiamo entrambe sempre saputo in fondo”. Un sapere antico, radicato, che oggi si traduce in una visione contemporanea ma mai artificiale, dove il territorio dialoga con intuizioni fresche, mai urlate.
Se dovessero raccontarsi attraverso un piatto, non avrebbero dubbi, sono “Ghiaccio e Fuoco”: Carlotta è il Ghiaccio, precisione e delicatezza e lo dimostra con il suo cefalo crudo con kiwi giallo, spicy mayo e gel al limone, un gioco calibrato di dolcezza ed equilibrio. Benedetta, invece, è Fuoco: più istintiva, decisa, concreta. La sua Tarte Tatin è una dichiarazione di carattere, essenziale e profonda, senza compromessi. Eppure, anche quando le creazioni portano una firma precisa, è impossibile separarle davvero: ogni piatto è, inevitabilmente, un terreno condiviso.


Guidare D’Amare, poi, non è solo una questione di tecnica o creatività. È anche un confronto con una storia, con un’eredità che per molti sarebbe ingombrante, ma non per loro. “Non sentiamo il peso dell’eredità. Siamo sempre state pronte. Il nostro cammino è sempre stato ben definito nelle nostre menti”. Una sicurezza che non suona mai arrogante ma piuttosto necessaria, quasi fisiologica. La libertà, in fondo, nasce proprio da lì: “La libertà è conseguenza della nostra passione”.
E fuori dalla cucina? La risposta spiazza ma chiarisce tutto: “Onestamente? Anche volendo non ci frequentiamo molto al di fuori del ristorante, una di noi è sempre presente quindi i giorni liberi sono sempre per l’io”. Come dire: il “noi” è così totalizzante da rendere indispensabile, altrove, uno spazio personale. Non una distanza ma una forma di equilibrio.
Forse è proprio questo il segreto di Carlotta e Benedetta Bruni: essere una cosa sola quando serve: tra i fuochi, nei piatti, nelle scelte e due identità distinte quando si tratta di respirare. Ghiaccio e Fuoco, appunto. Diverse, complementari e decisamente inseparabili nel momento in cui conta davvero.

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