Roberta Esposito: “La lezione di stile di mio nonno è nella mia pizza”
Ha la determinazione nella voce, l’orgoglio di ciò che ha costruito nello sguardo, la consapevolezza, che il suo talento scriverà una pagina di storia dell’arte bianca, nella mimica delle mani. E’ Toro, ascendente Cancro, forza e dolcezza.
Lei è Roberta Esposito, padrona di Casa de La Contrada di Aversa, la sua pizzeria, il suo ristorante, ma prima di tutto la sua casa da circa trent’anni, da quando era poco più di una ragazzina e già sognava.
Chi è Roberta Esposito?
Roberta Esposito è, semplicemente, una donna appassionata e passionale, che ha fatto del suo lavoro la sua ragione di vita.
Cosa le ha dato la spinta per provarci?
Un po’ la mia incoscienza, un po’ la paura di non farcela da sola e un po’ la voglia di essere indipendente.
Perchè la paura di non farcela?
Perché sono donna e questo è un mondo in cui le donne non hanno molto spazio.

Quando e come ha iniziato?
Mio padre toscano, lavorava a Banco Di Napoli, sposa mia mamma napoletana e si ritrova ad Aversa trasferito per lavoro. Si innamora di questo posto, La Contrada che diventa il suo, il nostro luogo preferito per pranzi e cene fuori casa. Il titolare, costretto a lasciare, per seguire la moglie, cerca qualcuno che prenda il locale e continui a farlo vivere. E, secondo voi, cosa è accaduto? Chi ha rilevato il locale? Il toscano, impiegato di banca. E da lì inizia tutto.ma mio padre non si accontenta di rilevarlo e continuare a farlo vivere con la sua identità di locale di baccalà..
Che fa?
Mette il forno per le pizze, perché lui diceva che la pizza unisce. E io a 13 anni ho iniziato ad aiutare un bravissimo pizzaiolo a fare i panetti. Inizia così il destino di Roberta….
In maniera totalmente inconsapevole…
Assolutamente, ma questo è un lavoro che secondo me si deve iniziare senza consapevolezza. Io non sono figlia d’arte, però inizio a rubare qualcosa. Nasci questa ragazzina aiutante pizzaiolo. Per me era un gioco… ma buttavo sempre l’occhio in pizzeria, pronta a sostituire pizzaioli finti ammalati, pizzaioli con mamme e nonne in fin di vita il sabato sera, che poi non morivano…
Quindì?
Avevo 13 anni e sono nata qui nel mio ristorante e sono cresciuta nel mondo pizza, un mondo molto maschile a maschilista. Da quando ho iniziato ad oggi sono cambiate molte cose. Immaginate una ragazza di 22-23 anni, che inizia questo percorso con pizzaioli che entravano e uscivano del mio locale che non vi vedevano e non mi ascoltavano. Ero inesistente, nessuna voce in capitolo, nessuna considerazione.
E poi?
Poi una persona dello staff si è ammalata e mi sono ritrovata catapultata nel pieno e lì è cambiato tutto. E’ iniziato un capitolo della mia vita che io definisco “La Prigione d’Oro”, in cui vivevo tra casa e pizzeria, senza vedere altro. Ma nel frattempo continuano a studiare, perché mio padre ci ha sempre tenuto che mi formassi scolasticamente. Mi sono diplomata ragioniera e poi ho studiato Scienze della Comunicazione. Era un sabato sera, il pizzaiolo ebbe un attacco di panico, uscì fuori dal locale e disse: “io non ce la faccio più a fare questo lavoro. Non lo posso fare più”. E io mi trovai da sola. E finì il sabato. E poi lui andò via e io cercavo il pizzaiolo. Nel frattempo io facevo le pizze, finchè non trovai il pizzaiolo, ma lui mi guardava e diceva: “ Perché cerchi un pizzaiolo?”
Quindi, oggi chi è Roberta Esposta?
Un’imprenditrice di me stessa, con piena consapevolezza di se stessa a 40 anni.
Cosa o chi fa la tua fortuna oggi?
La mia squadra, senza di loro non sarei nessuno. Ed è solo grazie a loro se oggi posso guardare altrove, puntare a progetti più ambiziosi e lontano come Brando, perché ho loro che mi sostengono e fanno parte di ogni mia tappa.
Il segreto di un team di successo?
La premialità, che non è solo economica, ma è il coinvolgimento e la fiducia.
A proposito di premi: siamo nell’epoca delle classifiche, delle guide e dei riconoscimenti. Quanto tutto questo, oggi, incide e decide, nel vostro mondo?
Tantissimo, ma io dico che questa cosa si deve vivere da una parte seriamente e dall’altra serenamente. La si deve vivere come un riconoscimento del lavoro svolto da parte di qualcuno, qualunque esso sia, non viverla come una competizione tra noi colleghi. Chi dice che non ha piacere di essere premiato è un ipocrita perché fa piacere a tutti. Quando io vengo chiamata, sono felice e salgo sul podio fiera di me.
Un pizzaiolo, per tutti…
Franco Pepe, lo dico sempre, senza nulla togliere a tanti altri, ma Franco Pepe è la pizza, non si può dire niente.
Il fatto che tu abbia fatto sempre sport, è secondo te alla base della tua disciplina lavorativa?
Si assolutamente. Mi ha aiutato sia nel rapporto con le persone, perché gli sport di squadra ti aiutano a gestire certe situazioni, sia nello sforzo fisico, che mentale.
Commistione pizza e cucina, ricette di chef stellati su pizza, cosa ne pensi?
Non posso dire che non sia importante avere uno chef in casa. Ho la fortuna di avere mio fratello chef e insieme abbiamo creato delle pizze interessantissime, perché se metti la mente di uno chef con un pizzaiolo, possono nascere cose interessanti. Chef stellato? Non necessariamente, secondo me la chiave è all’insegna della semplicità. Ci vuole solo talento.
Quindi da lei la commistione pizza e cucina c’è davvero tutta. E, da qualche parte, trova una sintesi con il bello?
Mio nonno era uno stilista, quindi, io sono cresciuta guardando al bello e allo stile.
E suo nonno che eredità le ha lasciato? Cosa ha dello stile nel suo ristorante e nella sua pizza?
Il mio personale di sala non indossa divise ma vestono con uno stile preciso, il mio. E questo deriva senz’altro dall’insegnamento di mio nonno. La mia pizza? Ciò che è bello è anche buono
Chi sogna di essere Roberta Esposito? Cosa vede nel suo futuro?
La pizza e tanto lavoro ancora da fare, ma anche avere un po’ più di tempo per me, perché a volte mi manca. Quindi, diciamo costruire qualcosa di importante, con me al centro, ma anche con un po’ meno affanno e un po’ più di calma.


