Ha comprato una cascina all’asta senza sapere davvero cosa fossero le Langhe. Poi ha piantato quattrocento rose. Il resto è venuto dopo.
Per vent’anni Arianna Cefis ha lavorato con i grandi marchi della pubblicità. Strategie globali, campagne internazionali, una carriera tra Londra e Singapore, dentro un sistema veloce, preciso, dove tutto si misura. Poi qualcosa si incrina. Non per crisi, ma per mancanza di senso. “Non ero creativa. Dirigevo.” È una frase semplice, ma contiene già il punto di rottura. Perché accanto a quel percorso lineare esisteva da sempre un’altra traiettoria: più istintiva, personale, meno addomesticata. La moda, per esempio. Una boutique aperta a Londra, sette anni di ricerca, pezzi unici quando ancora il concetto di temporary non esisteva. Uno spazio in continuo movimento, che anticipava più che seguire. Ma nemmeno quello basta davvero. Nel 2018 decide di tornare in Italia. Non è nostalgia, né fuga. È una scelta netta. Ha in mente un’idea quasi romantica: aprire un bed and breakfast in un castello. Parte dalla Francia, macina chilometri, guarda, scarta. Poi cambia direzione. Arriva in Piemonte. Non conosce le Langhe. Si ferma. Trova una prima proprietà — quella che oggi è Maison 8 — la compra, la apre nel giro di pochi mesi. Potrebbe già essere una storia compiuta, una transizione riuscita. Invece è solo l’inizio. La svolta arriva camminando, come spesso succede nelle storie che cambiano davvero qualcosa. È il 2019. Una passeggiata senza meta nei dintorni di Bossolasco. A un certo punto alza gli occhi: una cascina diroccata, quasi irriconoscibile. Fine della passeggiata. Fine, in un certo senso, della vita di prima. “Era in asta, volevano farci un golf. L’ho comprata io.” Detto così, con la stessa naturalezza con cui si racconta un acquisto qualsiasi.

Ma da lì nasce Le Due Matote — nome che in piemontese significa “le due ragazze”, eredità della vecchia cascina e memoria di una presenza femminile che qui è sempre esistita. Non da un piano industriale, ma da una visione immediata, quasi fisica. Quello che segue non è un semplice restauro. È un processo lento, quasi ossessivo. Due anni di lavoro conservativo, artigiani locali, materiali recuperati. Le cementine arrivano da altre cascine piemontesi, i detriti vengono riutilizzati per costruire nuove strutture. Non è solo sostenibilità. È continuità. Dentro, nulla è semplicemente arredato. Tutto è cercato. Aste, mercatini, viaggi. Oggetti trovati più che acquistati. Un letto che si dice appartenuto a Napoleone, dettagli recuperati, pezzi con una storia già iniziata. “Ho viaggiato tanto, ho dormito in tanti alberghi. Sapevo cosa volevo.” E in fondo continua a fare quello che ha sempre fatto: selezionare. Solo in un altro contesto. Dove un tempo c’era la pizzeria, oggi c’è una boutique. Non un esercizio estetico, ma uno spazio reale, dove tutto è in vendita: dai piccoli oggetti ai pezzi importanti. “Così posso continuare a cercare. Ogni anno deve esserci qualcosa di nuovo.” È un sistema aperto, in movimento. L’opposto dell’idea di lusso statico. Anche gli spazi rispondono a una logica precisa. La corte interna, con una fontana al centro, non è decorativa. “Il rumore dell’acqua calma. Chi entra deve smettere di pensare al mondo fuori.” È qui che si capisce il cambio di scala. Il lusso, per Cefis, non ha a che fare con la grandezza o con l’ostentazione. “Le persone cercano posti di nicchia. Vogliono le chicche, non la grandezza.” Gli ospiti arrivano già con un’idea chiara: molti sono gli stessi che un tempo sceglievano destinazioni iconiche e che oggi preferiscono luoghi più piccoli, meno esposti, più personali. Bossolasco è il paese delle rose. Ma per lei la rosa è anche altro. “È l’Inghilterra. È il mio passato.” Ne pianta centinaia — alcune varietà rare, anche inglesi — e le trasforma in identità: danno il nome alle stanze, disegnano il giardino, costruiscono un racconto che non è branding, ma memoria. La stessa filosofia si ritrova nel ristorante L’Orangerie. Lo chef campano, Luca La Peccerella, non è stato scelto per il curriculum. “Parlava la mia lingua. Generoso.” E quella parola ritorna nei piatti: niente rigidità, niente distanza. Il fine dining si alleggerisce, diventa accogliente. “L’idea è: vieni a mangiare a casa mia.” Un club sandwich con focaccia fatta in casa e vitello tonnato. Un gelato alla liquirizia servito in giardino. Piatti che non vogliono impressionare, ma far stare bene. Dietro questa apparente naturalezza c’è una struttura complessa. Un team di oltre venti persone, una gestione quotidiana fatta di equilibri sottili. “La cosa più difficile? Le persone.” Farle restare, farle credere nel progetto, trasmettere un’etica. Quando qualcuno se ne va e si commuove, significa che il lavoro ha superato il suo perimetro. Nel frattempo Le Due Matote smette di essere solo un relais. Diventa un punto di attivazione per il territorio. Il paese cambia, si trasforma. Case che si ristrutturano, nuove attività che nascono. “È la cosa che mi emoziona di più.” Se dovesse raccontare tutto questo con un’immagine, sceglierebbe la moda. “Armani, ma anche Issey Miyake. Qualcosa che trascende le stagioni, ma con qualcosa di pazzo dentro.” E se fosse un profumo: gardenia e tuberosa. “La gardenia tiene insieme. La tuberosa rompe l’equilibrio.” Pausa. “Come me. Del resto sono dei Gemelli.”
Nei dettagli:
Le Due Matote, Bossolasco (CN)
Un antico casale tra XVI e XVII secolo trasformato in relais di charme nel cuore dell’Alta Langa. Sei camere, spa, piscina a sfioro e un ristorante che lavora sulla memoria più che sulla tecnica. Oltre 400 rose — molte inglesi — disegnano il giardino e danno il nome alle stanze.
Qui il lusso non è dichiarato: è nei dettagli, nei materiali recuperati, negli oggetti trovati, negli spazi pensati per rallentare.
Un luogo da abitare, più che da attraversare.
Maison 8, Bossolasco (CN)
Il primo progetto di Arianna Cefis in Langa. Otto camere — come il nome del suo gatto — e un’estetica più intima, quasi domestica.
Maison 8 è il punto di partenza, ma anche la chiave per capire tutto il resto: la ricerca del bello, il senso dell’accoglienza, l’idea di un lusso personale e non standardizzato.
Due luoghi diversi, una stessa visione.
Arianna – segni particolari:
- Colore: rosa, ma mai invadente — toni polverosi, salvia, azzurri leggeri
- Profumo: gardenia e tuberosa
- Segno zodiacale: Gemelli
- Compagni di vita: tre Maine Coon


