Le due sorelle impegnate nella cantina vinicola di famiglia e nell’Hotel Palazzo Confalone
Imprenditoria femminile ma soprattutto famiglia. La storia delle sorelle Maria Rosaria e Antonella Sammarco parla di radici salde e senso di appartenenza, di impegno lavorativo legato indissolubilmente alla Costiera Amalfitana e in particolare a Ravello. E così se Antonella è impegnata con il fratello Bartolo in cantina con il papà novantenne Ettore ancora in attività (Vini Ettore Sammarco), la sorella Maria Rosaria si occupa dell’Hotel Palazzo Confalone, 5 stelle nel cuore di Ravello, con un panorama mozzafiato sui vigneti di Scala da un lato e dall’altro sul mare di Maiori e Minori.
Due caratteri diversi quelli delle sorelle Sammarco, due donne impegnate in attività in cui il rapporto con il pubblico – siano clienti, rappresentanti, colleghi, dipendenti – è determinante e dove il capitale umano di chi ogni giorno lavora nelle due imprese è sempre da valorizzare. Lo sanno bene Maria Rosaria e Antonella. «Da quando sono in cantina? Davvero una vita, tutta la mia vita», risponde con un sorriso Antonella. «Mi occupo della parte amministrativa da 30 anni, ma non solo dell’azienda vinicola, anche dell’hotel. Negli anni il lavoro è cambiato, nel mondo del vino si è creata una filiera ramificata, rapporti più complessi ma anche più stimolanti nell’ottica di fare sinergia per il territorio. La parte amministrativa è strettamente legata a quella commerciale. Io sono nata qui dentro, sono impegnata nel lavoro al 50 per cento ma forse in alcuni momenti anche di più. E come donna conciliare lavoro e casa non è semplice».


Papà Ettore dà la carica. «Viene spesso in azienda – ricorda Antonella – quasi ogni mattina. Ci ha dato la forza e la dà quotidianamente a tutti noi, l’impronta è la sua così come il motto che tutto si risolve». Anche Maria Rosaria – più schiva e riservata per sua stessa ammissione – ha iniziato a lavorare in cantina nell’area amministrativa, contabilità e rapporti con la clientela. «C’era la vocazione vitivinicola in questo territorio ma non era riconosciuta. Poi hanno iniziato ad accorgersi delle potenzialità, ho partecipato a riunioni con istituzioni, ispettorato repressione frodi, vari enti, produttori per dare una identità vinicola al territorio. Ciò che è stato fatto in questa epoca posso dire che mi appartiene e ne sono fiera così. L’azienda vitivinicola è cresciuta assieme alla doc Costa d’Amalfi, abbiamo puntato su qualità, produzione e miglioramento delle attrezzature. Palazzo Confalone si è inserito come luogo dove accogliere e presentare la produzione».


E ora è un hotel caldo e accogliente, ospitato in una dimora storica del 1100, i cui arredi parlano di tradizione e buon gusto, di ricerca di tessuti “tailor made”, di materiali e colori che si sposano con la particolare architettura e conformazione del luogo. C’è un’anima. Bellezza su bellezza, mai eccessiva. «Un’opportunità che mi ha dato mio padre Ettore, mio marito poi è albergatore quindi ben conoscevo otto anni fa quando abbiamo iniziato i sacrifici e l’impegno che sarebbe servito. Ora sono gelosa di questo posto come lo sono a casa mia. E mi occupo di tutto in prima persona: ho disegnato le basi dei lumi, il logo, ovviamente sostenuta da esperti del settore, definisco il menu del ristorante “Terrazza del Confalone” con lo chef. Il turista che ci sceglie sa che qui si sta in silenzio, si contempla il panorama, si ascolta musica. Comanda il Palazzo non io, e lo fa attraverso ciò che ha da raccontare, in primis con il suo fascino. Le camere dell’hotel sono veri e propri scrigni vista mare e giardino. E proprio il giardino è richiestissimo per proposte di matrimonio in cui io mi trovo ad essere sempre “complice” di lui che vuole sorprendere lei. Un ruolo che mi piace. E poi per l’organizzazione di ricevimenti di nozze sono rigida: i matrimoni intimi sono i benvenuti a Palazzo Confalone».


