Mia madre una mancata chef. Il suo amore per la cucina ha trasmesso armonia nella mia vita

L’innovazione che si accompagna a una profonda riflessione sull’impatto ambientale. Tra i protagonisti di questo cambiamento all’interno del mondo della moda c’è Genny Spadea, un brand che unisce l’eccellenza sartoriale italiana a una missione green. Fondato nel 2020, il marchio ha conquistato passerelle internazionali e cuori di appassionati grazie a collezioni che raccontano storie di bellezza, arte e rispetto per la natura.
Dietro il brand c’è Genny Spadea, una designer visionaria cresciuta nel cuore della moda italiana, che ha saputo trasformare un sogno d’infanzia in un progetto innovativo. Con tessuti naturali, materiali di recupero e una filosofia che celebra la moda come espressione d’arte, il suo marchio rappresenta una risposta concreta alla sfida di coniugare lusso e sostenibilità.
Partiamo dall’inizio, chi è Genny Spadea e come è nato il suo brand?
“Sono una designer che ha respirato la moda italiana fin dagli anni ’80, unendo la passione per l’eleganza e la creatività con un profondo senso di responsabilità verso il pianeta. Il brand Genny Spadea è nato nel 2020 con l’obiettivo di creare una moda esclusiva e sostenibile. È iniziato tutto con una collezione realizzata con tessuti di recupero di altissima qualità. Quello è stato solo il primo passo di un viaggio che ci ha portati a introdurre materiali 100% naturali, stampe esclusive e persino una linea di beachwear realizzata in materiali riciclati”.
Qual è l’approccio di Genny Spadea alla scelta dei materiali?
“Ogni capo racconta una storia d’amore per la qualità e la sostenibilità. I tessuti che utilizziamo sono naturali, riciclati o di recupero, lavorati con un’attenzione sartoriale che li rende durevoli nel tempo. Crediamo che la sostenibilità inizi proprio da qui: creare abiti che non siano “usa e getta”, ma compagni di vita. Offriamo anche consigli per la manutenzione dei capi, perché per noi la moda sostenibile significa prendersi cura di ciò che si indossa, celebrando la bellezza del consumo consapevole”.
La sostenibilità è un pilastro della sua filosofia. Come definirebbe l’anima green del suo brand?
“La sostenibilità per noi non è solo un valore, è il cuore pulsante di tutto ciò che facciamo. Ogni decisione, dai tessuti alla produzione, è guidata dal desiderio di ridurre l’impatto ambientale e promuovere un’idea di moda più etica e responsabile. I nostri materiali sono naturali o di recupero, quasi tutti provenienti dall’Italia, per ridurre le distanze e abbracciare una moda che rispetta il territorio. Anche il packaging è eco-friendly, senza plastica, e comunichiamo prevalentemente in digitale per evitare sprechi. Crediamo in una moda che lascia un’impronta positiva sul mondo”.
Ha unito arte e moda in progetti unici. Come sono nate collaborazioni come quella con Arturo Sereni?
“La collaborazione con Arturo Sereni è stata una delle esperienze più stimolanti per il nostro brand. Nel 2022, abbiamo dato vita alla capsule collection When Fashion Meets Art, stampando i suoi quadri su seta pregiata. Ogni pezzo della collezione era un’opera d’arte indossabile, unendo colori, emozioni e creatività. Collaborazioni come queste riflettono la nostra visione: la moda come forma d’arte che esprime personalità e lascia il segno. Stiamo esplorando sempre nuove collaborazioni, come quella con Callen Schaub, per portare avanti questo dialogo tra arte e moda”.

Qual è il suo sogno per il futuro di Genny Spadea?
“Continuare a unire lusso e sostenibilità, trasformando il concetto di moda. Immaginiamo un futuro in cui ogni capo sia unico, creato con amore per la natura e le persone. Vogliamo che il nostro brand sia un punto di riferimento per chi cerca eleganza senza compromessi, dove ogni dettaglio racconta una storia di bellezza autentica e responsabilità”.
Il suo brand veste sia donne che uomini. Come descriverebbe la donna e l’uomo Genny Spadea?
“La donna Genny Spadea è innamorata dell’arte, della bellezza e della natura. È una donna che celebra la propria individualità con eleganza e sensualità, a prescindere da taglia, età o etnia. Ogni capo è pensato per abbracciare la sua unicità. L’uomo Genny Spadea, introdotto nel 2024, è invece simbolo di un’eleganza che unisce il casual al sartoriale, mantenendo sempre un tocco distintivo. Allo stesso tempo, voglio che sia un uomo sicuro di sé, capace di osare e di rompere gli schemi, proprio come per la donna. Nella nuova collezione con Callen Schaub, ad esempio, ho creato camicie e pantaloni in seta dalle tonalità vivaci, capi pensati per chi vuole distinguersi. Mi affascina l’idea di vestire le nuove generazioni, rispettando e valorizzando la loro libertà di espressione attraverso abiti versatili che vanno dal casual chic ai completi da sera. In entrambi i casi, il nostro obiettivo è creare moda che non sia solo da indossare, ma da vivere”.
Qual è il messaggio che vuole lanciare a chi sceglie Genny Spadea?
“Scegliere Genny Spadea significa scegliere una moda che racconta storie, emoziona e rispetta il pianeta. Ogni capo è una dichiarazione d’amore per l’ambiente e per l’eccellenza artigianale. Insieme, possiamo creare un futuro in cui il lusso non sia un privilegio, ma un atto di responsabilità verso il mondo”.
La novità 2026?
“Il Pop Up Tour”.
Di che si tratta? Come nasce l’idea?
“Mi è sembrata una bella novità da lanciare. A pensarci, non avevo mai sentito parlare di un “pop-up tour” nella moda: magari qualcuno lo fa già, ma a me è venuto in mente dopo aver visto la locandina di un cantante. Ho pensato: con tutte le date che devo fare, tanto vale organizzare anch’io un tour. L’ho quindi immaginata come una novità di brand che, magari, potrebbe diventare un appuntamento annuale”.
Il suo assetto aziendale è cambiato?
“Sì, oggi investiamo molto di più sulla vendita diretta e molto meno, quasi nulla, sulle fiere”.
Quante collezioni realizza?
“Da quest’anno solo una. “Scegli meno, scegli meglio, usa di più” è il nostro slogan. L’idea è proprio questa: acquistare meno capi, ma sfruttarli in più modi. I costumi interi della linea Liberty, ad esempio, possono essere indossati come body o come top, così come i kimono. Il kimono, che è il nostro must, lo proponiamo sia da donna sia da uomo: può essere usato come copricostume oppure come spolverino, per dirla con un termine anni Ottanta. Abbinato ai pantaloni diventa un completo. Puntiamo molto sulla versatilità del prodotto ed è questo il messaggio che continuiamo a spingere”.
Sempre all’insegna della sostenibilità…
“Dove possibile utilizziamo sempre tessuti riciclati, soprattutto per i costumi e per le capsule. Quest’inverno, ad esempio, abbiamo realizzato una capsule utilizzando tessuti recuperati, oltre a kimono e pantaloni. A Milano esistono magazzini che vendono giacenze di collezioni di grandi stilisti: si tratta quindi di un vero e proprio recupero di rimanenze di collezioni precedenti. Anche questo fa parte della nostra policy”.
E l’arte nella moda di Genny Spadea, c’è sempre?
“Sempre di più. Per l’inverno, con la presentazione e la vendita 2026, abbiamo portato avanti il pop-up tour di Callen, quindi l’arte, l’Art Couture e la Liberty restano centrali. Nella prossima collezione ci sarà anche una nuova artista, una mia carissima amica ed ex compagna di scuola: si chiama Cristina Contini. Abbiamo scelto, per ora, un suo quadro bellissimo e abbiamo già iniziato le prime prove di stampa. Si tratta del volto di una donna, che abbiamo scomposto e rielaborato in vari modi. Stiamo lavorando anche su un altro soggetto, dedicato all’uomo”.
Che ruolo hanno avuto la cucina e il cibo nel suo passato?
“Le mie nonne erano calabresi, quindi è facile immaginare. La cucina è sempre stata una presenza centrale: fatta di profumi, tradizioni e momenti condivisi. Anche mia madre ha avuto un ruolo fondamentale, perché è una cuoca straordinaria, avrebbe potuto tranquillamente fare la chef, anche stellata. Crescere in questo ambiente mi ha trasmesso un legame profondo con il cibo, non solo come piacere, ma come forma di cultura e di armonia”.
Tutto questo amore per la cucina e per il buon cibo, nella sua vita, in cosa si è tradotto, oltre al piacere di mangiare bene?
“Mi ha dato, e continua a darmi, armonia. È qualcosa che va oltre il semplice gusto: è un modo di vivere, di stare bene con gli altri e con me stessa. La cucina, per me, è sempre stata un linguaggio affettivo, un modo per ritrovare equilibrio e anche per condividere. È una forma di benessere che si riflette poi in tutto il resto”.


